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Dei corpi e dei mondi: una tavola rotonda per l’intersezione tra ambientalismo e transfemminismo

29 Maggio | 18:30 20:30

Fin dalle grandi manifestazioni degli scioperi dei Fridays For Future del 2019, l’intersezionalità tra i movimenti ambientalisti e transfemministi è sempre stata un aspetto importante: per l’attenzione alle pratiche inclusive, per la sensibilità rispetto ai linguaggi, per l’urgenza di pretendere cambiamenti sociali e contestualmente costruire nuovi immaginari. Allo stesso modo in entrambi i casi ci troviamo di fronte ad una risposta rigida delle istituzioni che riguarda tanto un discorso politico sempre più sordo e violento – non solo in Italia – che un’assenza di politiche e risorse per i rinnovamenti strutturali richiesti dalle piazze.

Otto anni fa, il movimento transfemminista fece uno scarto impressionante stendendo un piano rivoluzionario che è un punto di riferimento imprescindibile. Tuttavia non guardiamo ad esso con l’intento di replicarlo da un’altra prospettiva. Vogliamo invece di ragionare su temi trasversali per far crescere un pensiero da mettere a disposizione per chiunque voglia proporre istanze e costruire lotte sociali.

In questi mesi Bologna for Climate Justice ha proposto un documento aperto per costruire una proposta affermativa rispetto all’ecologismo. Per farlo abbiamo bisogno di un dialogo con altri soggetti, di uscire dagli ambiti che ci caratterizzano e dare solidità alle intersezioni possibili, con un lavoro di traduzione e riscoperta delle istanze che altri movimenti ci suggeriscono. In particolare identifichiamo tre aree tematiche su cui vorremmo interrogarci:

1. Il dogma della sicurezza: quali le alternative?

Soprattutto a seguito dell’alluvione i media mainstream hanno ragionato sulla “sicurezza” dei territori riproponendo uno schema già noto per cui viene dapprima prodotta e di seguito individuata una fragilità da controllare. Cosa può insegnare l’esperienza di movimenti transfemministi? Attorno a quali elementi ragionare per immaginare una risposta differente alla devastazione dei territori? Forse la vita che deve essere lasciata libera di crescere ed espandersi? Oppure la cura?

2. Salario e reddito: una falsa opposizione?

Il lavoro di cura è stato reso invisibile nei secoli e nella società contemporanea questa forma di sfruttamento ha offerto un valido supporto per i meccanismi di estrazione di valore dall’intelligenza collettiva e dal lavoro immateriale. Ad oggi il lavoro cognitivo è sottopagato e sottoposto ad un’estrazione di valore senza precedenti (pensiamo per esempio alla monetizzazione della nostra vita tramite i meccanismi della finanza o di data mining). Le lotte ambientaliste tuttavia si concentrano soprattutto sul salario: non solo Gkn, ma anche MagnetiMarelli o l’ex Ilva ci restituiscono uno scenario per cui viene offerto un ricatto per cui la transizione energetica può essere fatta solo a costo dei posti di lavoro. Se i soggetti in lotta hanno rifiutato questo ricatto è anche vero che i soggetti transfemministi hanno sempre parlato di reddito sapendo che le due forme non si escludono a vicenda. Come tradurre queste esperienze in un’ottica ambientalista? Esiste un modo per reclamare reddito per l’attenzione che diamo – e che ci viene richiesta- nei confronti delll’ambiente? Che impatto ha su questi temi l’eliminazione del reddito minimo che recentemente imposta dal governo italiano?

3. Il corpo del mondo: la natura è intoccabile? Le forze reazionarie hanno sempre preteso il controllo dei corpi e dei loro spostamenti: quando si attacca implicitamente o esplicitamente l’aborto lo si fa anche in nome di un “naturale” ruolo della donna nella società; quando si ostacolano i percorsi di transizione si bolla come “anormale” chi li intraprende. Cosa cambia quando pensiamo alla terra? Se non esiste distinzione tra natura e società vuol dire che anche il suolo, il mondo è modificabile? Se rifiutiamo l’idea che la natura sia al contempo incontaminata e immutabile, da una parte, e oggetto di predazione dall’altro, quali sono le logiche, le parole d’ordine, i contenuti promossi dai movimenti transfemministi con cui l’ambientalismo può entrare in dialogo?

Queste domande ci pongono su terreni instabili.

Eppure pensiamo sia necessario porle, anche per ritrovare un’intersezione potente capace di stare al passo con le istanze che altri movimenti ci ispirano.

Ne parliamo con:

  • Non Una di Meno
  • Convocatoria ecologista Taranto
  • Laboratorio Smaschieramenti

Circolo HEX

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