Call for researchers: diamo voce alla giustizia climatica

La pandemia ha rimesso la scienza al centro della scena mediatica. Eppure, la visibilità che essa ha avuto sui quotidiani e negli studi televisivi spesso ha corrisposto a una spettacolarizzazione della ricerca, e non ad un suo nuovo spazio nelle nostre comunità.

A Bologna, viviamo il bisogno di dare risposte nuove a problemi radicati nella storia sociale, economica e politica della città, ma anche a questioni emerse con le ultime crisi. Da una parte, subiamo la povertà di un dibattito pubblico sempre più schiacciato sulla mera promozione di chi governa il territorio: è la logica del selfie, del contenuto finalizzato al social media, della sola ricerca delle poche parole capaci di creare un effimero applauso. D’altra parte, però, ci rendiamo conto che noi stesse/i spesso paghiamo l’assenza di strumenti interpretativi capaci di darci chiavi di lettura alternative e innovative, e di proporre alla città e a chi la abita suggestioni credibili e utopie realizzabili.

Non pensiamo sia sufficiente raccogliere finanziamenti per la ‘Città della Conoscenza’ per far intrecciare e meticciare i tanti pensieri critici che vivono Bologna, o la attraversano per studio e per lavoro. Pensiamo, invece, che ci sia bisogno di nuovi spazi di confronto e ricerca capaci di far discutere le e i tante/i giovani ricercatrici e ricercatori che nella nostra città studiano, e al futuro della nostra città vorrebbero contribuire. 
Pensiamo, anche, che questo non debba essere uno spazio esclusivo, attraversato soltanto da coloro che vivono i luoghi istituzionali della scienza, ma che quello che dobbiamo ambire a costruire possa essere un laboratorio sociale interdisciplinare nel quale la ‘scienza della strada’, fatta di saperi ed esperienze collettive, si contamini con la ‘scienza del laboratorio’, cercando di portare nel nostro vivere quotidiano idee concrete e realizzabili per la nostra città.

Proponiamo che lo spazio semantico nel quale intersecare questi ragionamenti sia quello della giustizia climatica. Il riscaldamento globale, infatti, è la più grande sfida che l’umanità abbia mai dovuto affrontare, ma riteniamo inutile ‘salvare il Pianeta’ per continuare a vivere il ‘business as usual’: sarà rivoluzione climatica soltanto quella che, assieme alla tutela del territorio e della biodiversità, sarà capace di lottare per i diritti sociali, il transfemminismo, la dignità individuale e sociale del lavoro, la gestione collettiva dei beni comuni. Da questo punto di vista, ‘cambiare sistema, non il clima’ è il nostro punto di partenza.

A Bologna, oggi, la contraddizione più grande che rappresenta metaforicamente quanto appena scritto è l’allargamento del Passante di Mezzo: questo progetto rappresenta il primato del PIL sul futuro delle nuove generazioni, l’asservimento delle istituzioni agli interessi economici, un modello di commercio nel quale i profitti sono l’unica scala di misura del successo, l’indifferenza per la salute delle/dei cittadine/i e per i costi climatici degli investimenti approvati. Vorremmo partire da questa contraddizione, per poi allargare il nostro sguardo alle tante questioni sulle quali ci interroghiamo ogni giorno.

Possiamo aspettare di vedere se Bologna sarà all’altezza della transizione climatica, oppure provare a costruire i pilastri teorici, tecnici, sociali e pratici sui quali sfidare le istituzioni e costruire le alternative. Vi invitiamo a un primo momento di confronto che organizzeremo a settembre con coloro che risponderanno a questo invito, scrivendoci a info@bolognaforclimatejustice.it.

Bologna for Climate Justice