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In missione per il clima sul Passante di vecchia generazione

  • Categoria dell'articolo:Bologna
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In questi giorni la stampa locale ci ha annunciato la missione a Bruxelles del sindaco bolognese, a rappresentare la voce delle città sui temi della crisi climatica. Chissà se nella sua presentazione del caso bolognese, il primo cittadino racconterà il progetto del ‘Passante di vecchia generazione’: nuovo asfalto che attraversa Bologna, incremento del traffico di mezzi pesanti, nessuna corsia di emergenza (ma non era per la sicurezza che bisognava ingoiare questo rospo?) e nessuna “opera compensativa”.

I soldi sono pochi, ha detto il Presidente della Regione su suggerimento del Ministro dei Trasporti; e, quindi, si fa quel che si può, ovvero qualsiasi cosa pur di fare qualcosa che metta in moto le betoniere; lo ha chiamato il “Passante possibile”, ovvero di vecchia generazione: cemento, tondini, asfalto, impermealizzazione dei suoli e inquinamento. Negli impatti, non molto differente da ciò che il consiglio comunale aveva approvato nel 2021, e che ci era stato raccontato come “l’opera simbolo della transizione energetica italiana”. Dopo 4 anni e decine di migliaia di alberi già abbattuti (ma chi lo ha autorizzato, senza un progetto esecutivo?), a Bruxelles il sindaco pronuncerà lo stesso slogan per raccontare l’opera simbolo della missione sul clima, ovvero l’allargamento di un’autostrada?

La città che vanta la prima assemblea italiana sul clima (le cui raccomandazioni sono state in gran parte rigettate o accettate con riserva dall’amministrazione comunale) nel 2021 aveva approvato un progetto infrastrutturale – che molti esperti avevano smontato – che parlava di decine di migliaia di alberi, impianti fotovoltaici ovunque, magiche vernici capaci di catturare gli inquinanti che ammorbano l’aria della pianura padana, tunnel che agiscono come giganteschi purificatori d’aria, corsie dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici. Il “Passante possibile” annunciato dal Presidente della Regione è una striscia di caro vecchio asfalto e null’altro: va ancora tutto bene a Palazzo d’Accursio? La città che si propone come guida della transizione ecologica può accettare una servitù di passaggio fatta di asfalto e inquinamento, e l’allargamento di un’infrastruttura che le istituzioni – e lo stesso Comune di Bologna – hanno sempre rifiutato di sottoporre a Valutazione di Impatto Sanitario?

Un convegno annuale per parlare di missione clima potrà essere sufficiente a Bruxelles per assegnare l’etichetta di città impegnata per la transizione climatica; ma di fronte al cemento che avanza, alle alluvioni che devastano il territorio, alle ondate di calore che uccidono, quel timbrino è semplice greenwashing. Il silenzio assordante di chi siede a Palazzo d’Accursio non ci racconta una città impegnata a costruire processi di transizione, ma un governo locale incapace di rifiutare la logica dei profitti e della cementificazione.

Alla fine, la realtà ha smascherato le fantasie che hanno infarcito le delibere approvate dal consiglio comunale nel 2021: un’autostrada resta pur sempre un’autostrada. Un’idea di vecchia generazione; solo asfalto e inquinamento. Allargarla significa fare gli interessi di chi si ostina a investire nel cemento e nelle fonti fossili. Ognun* si sceglie il posto che vuole occupare nella piccola storia di cui è partecipe: a Palazzo d’Accursio – così come in Regione, e al governo – hanno deciso di stare ostinatamente tra coloro che, nel pieno della crisi climatica, allargano le autostrade. Questo è, senza se e senza ma, e un timbrino raccattato a Bruxelles non cambia questa realtà.