Mercoledì 26 novembre 2025 abbiamo partecipato all’assemblea generale organizzata a Firenze dal Collettivo di Fabbrica ex GKN. Pubblichiamo il nostro intervento.
Sono ormai più di 4 anni che periodicamente da Bologna veniamo a Firenze. E che, da Firenze, GKN viene a Bologna. Insieme, abbiamo urlato contro il genocidio. Insieme, abbiamo detto che vogliamo giustizia climatica. Insieme, abbiamo spalato il fango delle strade alluvionate dei quartieri che viviamo. Insieme, abbiamo discusso di ecologie, casa, territori, lavoro, diritti. Insieme, abbiamo disegnato tracce di futuro. E insieme vogliamo continuare a mettere uno sopra l’altro i mattoni collettivi per far sì che la fabbrica riapra, per vedere il piano di reindustriazzazione dal basso realizzato.
(continua dopo il video)
Ci sono tante cose che ci legano. Ma oggi vogliamo sottolineare il nostro essere infrastruttura sociale dal basso. Nel costruire processi collettivi e nell’intrecciare rivendicazioni e conoscenze. Nel guardare ai bisogni di tutte. Nel cercare di concretizzare quel ‘nessuna venga lasciata indietro’ tradito da quelle istituzioni che fino a pochi anni fa si mettevano al petto la spilletta del Green Deal e della transizione giusta, e oggi investono 800 miliardi di euro in armamenti e ci parlano di guerra e distruzione, mentre in Palestina sostengono un genocidio che non vede fine..
Quel nostro essere infrastruttura sociale dal basso si è concretizzato, per esempio, nelle tragiche giornate durante le quali i nostri territori sono stati colpiti dalle alluvioni. In Romagna, nel 2023 e nel 2024. A Bologna e in Toscana, nel 2024. E in tante, troppe altre occasioni, nelle quali il nostro volere giustizia ecosociale ha dovuto indossare stivali e impugnare pale. Tra il fango e le sostanze nocive trascinate a valle dalle piene dei fiumi, abbiamo connesso solidarietà e rivendicazione, costruito percorsi ed ecologie collettive, ma abbiamo anche raccolto la nostra rabbia e la nostra esasperazione.
Cosa c’entra tutto questo con GKN, con il piano di reindustrializzazione dal basso, con il volere con tutte le nostre forze che la fabbrica riapra? C’entra tantissimo. Perché il nostro futuro non può essere spalare fango e buttare fuori dalle case mobili distrutti, libri impregnati d’acqua, e i ricordi di una vita. Perché i territori che viviamo ci dicono ogni mese che un modello basato su fonti fossili, asfalto e cemento ci porta l’alluvione in casa. Perché se tutte le abitanti della terra consumassero come l’1% più ricco del mondo, il Pianeta avrebbe appena 3 settimane di vita, e questo ci dice quanta ingiustizia c’è nella crisi climatica. Dare gambe al piano di reindustrializzazione di una fabbrica socialmente integrata significa, esattamente, iniziare a porre sul terreno della concretezza un’alternativa vera a quel modello, significare l’energia come bene collettivo e non strumento di profitto, sottrarre spazio alla mobilità del motore a scoppio per fare spazio alle nostre quotidianità. Dire che il lavoro è per noi, e non per i profitti di quei ricchi che distruggono il Pianeta.
Ci dicono che non ci sono i soldi. Ma investono miliardi in armamenti e in grandi opere inutili e dannose. Ci dicono che ci penseranno loro. E intanto concedono nuove licenze per estrarre fonti fossili e approvano nuove gettate di cemento nei nostri territori. Ci dicono che hanno un piano, e intanto falliscono per la trentesima volta in trent’anni alla conferenza internazionale sul clima, e insistono nel voler allargare le autostrade, approvare nuovi poli logistici e speculazioni immobiliari. Ci dicono, ci dicono, ci dicono; e non sanno, o meglio non vogliono, fare nulla di ciò che è necessario fare.
Per questo, riaprire GKN è il piano del possibile. Perché dà concretezza e vita a quelle convergenze ecosociali di cui parliamo e per le quali lottiamo. Perché propone una possibilità, indica un’alternativa, abbozza una strada. C’è il genocidio, e loro producono armi. Ci sono le ondate di calore, e loro estraggono petrolio. C’è l’alluvione, e loro cementificano il territorio. Noi non vogliamo più genocidi, che si muoia di caldo nelle estati sempre più torride, e ci siamo stancate di spalare il loro fango. Vogliamo case, reddito e diritti. Vogliamo energia rinnovabile al servizio dei nostri bisogni, e non dei profitti dei più ricchi. Vogliamo uno spazio urbano che non sia un enorme parcheggio a cielo aperto. Convergenze, ecologie, pannelli solari, cargo bike: vogliamo la fabbrica socialmente integrata, e la vogliamo ora. Per questo, per altro, per tutto, da Bologna a Firenze, vogliamo continuare a camminare al fianco del Collettivo di Fabbrica GKN.