Le immagini degli ultimi sfatti in via Michelino sono gli ennesimi fotogrammi inaccettabili di una politica dell’abitare che, evidentemente, ha il solo obiettivo di tutelare i profitti. Scudi e manganelli che si fanno strada tra le macerie di muri sfondati e porte divelte per sfrattare dalla propria abitazione famiglie e bambini. Cariche tra i passeggini e violenza contro le famiglie. C’è solo una parola che può essere scandita: vergogna.
L’emergenza abitativa a Bologna è una questione nota. Da una parte si progettano nuovi quartieri con render immacolati che nascondono colate di cemento. Dall’altra, non si pone alcun freno alle forme speculatorie che hanno fatto salire vertiginosamente i costi delle case, e si eseguono violenti sfatti, come se il presunto diritto al profitto venisse prima del sacrosanto diritto ad avere un alloggio.
Famiglie intere vengono sbattute per strada, senza nemmeno la presenza di assistenti sociali, a cui sarebbe stata data indicazione di non presentarsi. È uno tra i sintomi più drammatici di una trasformazione di Bologna in ‘città della mortadella’, come l’ha definita nel 2024 Ilaria Maria Sala su il New York Times. Affitti brevi, monocultura del turismo, render architettonici da esibire nelle fiere internazionali: ma della dignità sociale del tessuto bolognese, cosa resta in tutto questo? Cosa ce ne facciamo di una città che mette gli alberelli in piazza Maggiore per mitigare gli effetti della crisi climatica, e poi vede sbattere fuori dalla propria casa dei bambini, con l’inverno alle porte? Come si affrontano le ondate di calore, quelle di freddo, le pioggi torrenziali, senza un tetto sotto cui tornare?
Le lotte per la casa sono le nostre lotte perché connettere ecologie e casa, diritto all’abitare e crisi climatica, significa costruire giustizia climatica. Per questo, nei mesi passati abbiamo più volte incrociato le iniziative di PLAT – Piattaforma di Intervento Sociale: nell’alluvione e nei percorsi di ricostruzione dal basso, nelle occupazioni abitative e nelle riflessioni sulle energie rinnovabili, nelle piazze per la Palestina e nelle convergenze con il collettivo di fabbrica ex Gkn; le quattro mura che chiamiamo casa sono luoghi indispensabili per immaginare prospettive altre, fatte di bisogni e soluzioni collettive, di resistenze e innovazioni. Per questo, per altro, per tutto, giustizia climatica significa mai più senza casa!