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Emergenza smog: è ora di misure strutturali

Emergenza inquinamento: gran parte del mese di gennaio è stato caratterizzato da livelli di smog al di sopra dei limiti di legge. Per quante/i frequentano la collina bolognese, questa situazione ha un’immagine concreta: una linea grigia che sovrasta l’orizzonte, impedendo di vedere cosa c’è in pianura, nonostante il cielo sia sereno.

Ma, purtroppo, non si tratta solo di veder rovinata la visuale dai colli: lo smog, infatti, è responsabile di gravi danni per la salute. Secondo uno studio pubblicato nel 2020 dall’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) in Italia ogni giorno muoiono quasi 100 persone a causa dello smog e in Europa il nostro è il primo Paese per decessi da biossido di azoto, uno dei veleni che veicoli e caldaie mescolano silenziosamente all’aria che respiriamo.

«La maggior parte delle persone sa che l’inquinamento dell’aria causa problemi ai polmoni, ma l’esposizione allo smog è stata collegata anche a molte altre patologie, come attacchi di cuore, ictus, demenze, malattie renali e diabete, oltre ad avere effetti dannosi in gravidanza», ha spiegato in un’intervista a Focus Mark Miller, ricercatore del Centre for Cardiovascular Science dell’Università di Edimburgo.

Insomma, l’inquinamento delle nostre città è responsabile di una vera e propria strage quotidiana. Eppure, questi numeri non generano la sensazione d’urgenza che sarebbe necessaria, e le misure emergenziali promosse dalle amministrazioni comunali farebbero sorridere, se non fossero l’anticamera per numeri così drammatici.

In queste settimane, le città dell’Emilia-Romagna hanno superato ripetutamente i limiti previsti dalla legge, cosa accaduta nell’intera Pianura Padana. Le misure emergenziali sono limitate, oltre che irrealizzabili: avete mai visto qualcuno entrare nel vostro ufficio o nella vostra abitazione per controllare che la temperatura non superi i 19 gradi centigradi? E quante/i si ricordano di spegnere il motore della propria auto quando sono in sosta a un semaforo o in coda?

Ancora una volta, si cerca di gettare la responsabilità sulle spalle delle/dei singole/i cittadine/i, quando questa è chiaramente delle istituzioni ed è figlia di una precisa scelta politica. Da una parte, infatti, è chiaro a chiunque osservi una mappa della Pianura Padana (come quella pubblicata di seguito), che l’unico modo per risolvere questa drammatica emergenza è assumere iniziative e misure che coinvolgano l’intero nord-Italia. L’aria non è un elemento statico, e gli inquinanti si spostano da un territorio all’altro all’interno della valle formata dal fiume Po.

(continua dopo l’immagine)

Fonte: Copernicus Sentinel-5P Mapping Portal

D’altra parte, chiunque comprende che per superare l’emergenza non servono ‘misure emergenziali’, ma politiche strutturali. Le stesse necessarie per affrontare la crisi climatica e porre un freno al riscaldamento globale. Ovvero, quelle misure che le istituzioni locali, regionali e nazionali hanno dimostrato più volte di non voler assumere per non mettere in discussione lo status quo e le rendite di posizione.

È un dato di fatto: scelte come quelle di allargare il Passante di Mezzo e altre autostrade, investendo miliardi di euro nel trasposto su gomma, sono parte di una strategia che tutela alcuni mercati, ma mette a rischio la salute dei cittadini. Così come cementificare il territorio, realizzando nuove pompe di benzina, nuove aree commerciali, nuove infrastrutture giustificate da un falso mito legato alla crescita del PIL, non migliora la qualità della nostra vita, ma – come recitava uno dei tanti cartelli alla biciclettata rumorosa del 16 gennaio – accelera il nostro percorso verso il cimitero.

Secondo gli studi scientifici, se l’aria della Pianura Padana fosse più pulita, ognuno di noi vivrebbe in media un anno e due mesi in più. Insomma, scelte fatte per garantire la ricchezza di pochi ci portano via pezzi della nostra vita: è questa la responsabilità sulle spalle delle istituzioni che non intervengono per porre fine a queste emergenza.

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