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AMO Bologna e Coordinamento Comitati contrari al Passante di Mezzo scoprono le carte del Comune: il ‘passante green’ non esiste

Associazione AMO Bologna e Coordinamento Comitati contrari al Passante di Mezzo hanno diffuso un comunicato con il quale hanno pubblicato la risposta di Autostrade alle richieste di mitigazione del Comune di Bologna sul progetto di allargamento del Passante. Dall’analisi dei documenti emerge che “che il Comune di Bologna ha ottenuto poco o niente delle richieste avanzate ad Autostrade, e che in molti casi quello che ha ottenuto è solo la conferma di decisioni già prese da tempo durante l’iter di approvazione del progetto”. Pubblichiamo di seguito il comunicato completo e i riferimenti ai documenti ufficiali che dimostrano che di ‘green’, nel progetto, ci sia ben poco.


Comunicato stampa a cura dell’Associazione AMO Bologna e del Coordinamento Comitati contrari al Passante di Mezzo

PASSANTE DI MEZZO: FERMATEVI!

Pubblichiamo la risposta di Autostrade alle richieste di mitigazione del Comune di Bologna sul progetto di allargamento del Passante

Il 13 dicembre scorso, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore ha annunciato il “Passante di nuova generazione”, opera “simbolo della transizione ecologica”. Nel corso di una conferenza stampa il Sindaco ha dichiarato che venerdì 10 dicembre la Giunta ha approvato la delibera di conformità urbanistica sull’opera, che andrà al più presto al voto del Consiglio comunale.

Dalla risposta di Autostrade al Comune, che abbiamo letto attentamente, non risultano però elementi tali da considerare l’opera così green e sostenibile come l’ha presentata il Sindaco. Ci chiediamo pertanto se alle consigliere e ai consiglieri comunali sono stati consegnati i documenti su cui si basa la decisione che dovranno prendere, in particolare le richieste che il Comune presentò ad Autostrade in Conferenza dei Servizi e la risposta che Autostrade ha fatto pervenire poche settimane fa.

Allo scopo di fornire un servizio pubblico al Consiglio e alla cittadinanza, mettiamo a disposizione di consigliere/i e cittadine/i  quei documenti, assieme ad altri che giudichiamo di interesse prioritario. In questo modo ognuno avrà la possibilità di esprimere un giudizio informato. I documenti sono consultabili qui.

Fra i documenti pubblicati c’è una sintesi delle risposte di Autostrade redatta da noi e pensata per agevolare l’analisi della documentazione. Per completezza sono inoltre disponibili la relazione tecnica delle opere a verde (SUA0050-2) – non congruente con le “centinaia di ettari di forestazione” dichiarate dal Sindaco; il parere finale della Regione sul progetto – che certifica sia  l’aumento di emissioni di CO2 sia che l’opera non risolverà il problema della congestione del traffico – e il decreto di VIA sul progetto emesso il 30 marzo 2018, a testimonianza del fatto che l’“Osservatorio Ambientale” era già previsto a quella data.

Dall’analisi dei documenti a noi risulta evidente che il Comune di Bologna ha ottenuto poco o niente delle richieste avanzate ad Autostrade, e che in molti casi quello che ha ottenuto è solo la conferma di decisioni già prese da tempo durante l’iter di approvazione del progetto. Alcune “mitigazioni” sono poi rinviate a un’ipotetica “Fase 2” ancora tutta da definire.

Confrontando le entusiastiche dichiarazioni del Sindaco sul Passante di nuova generazione con le evidenze documentali, si nota una discrepanza notevole. Se il Sindaco e la Giunta hanno altri elementi su cui basare il loro entusiasmo, li invitiamo a renderli di pubblico dominio, in modo che cittadine e cittadini possano esprimere un giudizio informato sull’opera e che consigliere e consiglieri comunali possano esprimere il proprio voto imminente sulla base di informazioni corrette e complete. Invitiamo altresì l’assessore con delega alla trasparenza a vigilare su questo.

Ci preme infine sottolineare che in nessun caso il potenziamento del Passante di Mezzo può essere considerato green o mitigabile. Allargare un’autostrada in mezzo alla città è una decisione che proietta Bologna non già negli anni Trenta di questo secolo, ma negli anni Sessanta del secolo scorso, cioè a un modello di mobilità obsoleto, inefficiente e dannoso per l’ambiente e la salute.

Sappiamo da decenni che allargare strade in aree congestionate non risolve, ma aggrava la congestione del traffico, nonché la concentrazione di inquinamento atmosferico e acustico in aree densamente popolate, con conseguenze gravi sulla salute delle persone, a partire dalle più fragili come bambini e anziani.

Permangono peraltro le gravi lacune dello studio di VIA in materia di inquinamento atmosferico e acustico, già oggetto del nostro ricorso al TAR, ora accentuate dalle nuove linee guida OMS sui limiti di concentrazione degli inquinanti e del rumore e dalle direttive UE di prossima emanazione in materia di rumore e inquinamento atmosferico.

Aumentare da 12 a 18 corsie il Passante di Mezzo non è un’opera di nuova generazione, ma un’opera che condannerà le ultime generazioni, e quelle a venire, a vivere in un città inquinata, surriscaldata, rumorosa. Confermerà inoltre per i decenni a venire la servitù di passaggio che da oltre cinquant’anni condanna Bologna a subire il transito merci di mezza Europa, senza alcun beneficio per il territorio, ma con danni gravi all’ambiente e alla salute pubblica.

In un contesto di emergenza climatica, peraltro dichiarata dal Comune di Bologna nel 2019, non ha alcun senso incentivare il traffico su gomma aumentando a dismisura lo spazio riservato alle automobili e ai TIR, e restringendo di conseguenza lo spazio e la competitività della mobilità sostenibile. Lo stesso Comune di Bologna nel suo piano generale del traffico, in linea con il PUMS della città Metropolitana, prevede una drastica riduzione degli spostamenti in automobile entro il 2030, anche mediante il potenziamento del trasporto pubblico locale, del servizio ferroviario metropolitano e della ciclabilità. L’allargamento del Passante è un’azione concreta in netto contrasto con le buone intenzioni dichiarate nei piani.

Associazione AMO Bologna

Coordinamento dei Comitati contrari al Passante di Mezzo

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Di seguito, per approfondire, riportiamo alcune nostre considerazioni puntuali sulla discrepanza fra le dichiarazioni del Sindaco e l’evidenza documentale.

Pannelli fotovoltaici

Il Sindaco ha dichiarato che il Comune metterà a disposizione i tetti degli edifici pubblici per installare pannelli fotovoltaici per compensare le emissioni di CO2. A noi sembra assurdo approvare un progetto che aumenta le emissioni di CO2, come dichiarato dal parere finale della Regione, per poi affannarsi a “compensare” l’aumento. L’emergenza climatica in cui siamo immersi (peraltro dichiarata ufficialmente dal Comune di Bologna nel 2019) esige che le emissioni attuali siano ridotte drasticamente ora, anche per ottemperare agli impegni internazionali presi dallo stato italiano alle COP di Parigi e di Glasgow. La logica della compensazione è la stessa che adottano quelle compagnie petrolifere che da un lato aumentano le estrazioni di idrocarburi e dall’altro annunciano che pianteranno tanti alberi. Questo modo di procedere si chiama greenwashing.

La risposta di Autostrade alla richiesta (dichiarata accoglibile) di installare pannelli per una potenza complessiva di 50 MW di picco, richiede al Comune di mettere a disposizione una superficie idonea a realizzare 10 campi fotovoltaici da 5 MW ciascuno, per una superficie totale variabile tra i 75 e i 125 ettari. Autostrade parla di superfici a terra, non di tetti. Prendendo come media 100 ettari, si tratta di un milione di metri quadrati. Per raggiungere i 50 MW richiesti, questa superficie è necessaria indipendentemente da dove avverrà l’installazione, perché la resa dei pannelli è una costante. Sorgono spontanee alcune domande: il Comune può davvero mettere a disposizione 1.000.000 di metri quadrati di tetti di edifici pubblici? Può rendere pubblici i conteggi alla base delle dichiarazioni del Sindaco? Quanti impianti sarebbe necessario realizzare contro i 10 previsti dalla risposta di Autostrade? Con che tempi e costi? Chi si incaricherebbe di mantenere in efficienza quegli impianti? E se i tetti comunali non fossero sufficienti a garantire 50 MW di picco, che farà il Comune? Si accontenterà di una potenza inferiore? Oppure si rassegnerà a mettere parte dei pannelli a terra, consumando decine di ettari di suolo?

Centinaia di ettari di verde. Dove?

Dalle dichiarazioni del Sindaco apprendiamo che ci saranno “centinaia di ettari di aree boschive e di riforestazione della nostra città”. Dai documenti, in particolare dalla relazione sulle opere a verde di Autostrade (SUA0050-2), il quadro risulta nettamente ridimensionato. Le opere a verde previste lungo il tracciato sono distinte in forestazione e parco urbano. Queste ultime sono interventi che vanno dalla realizzazione di percorsi ciclopedonali nei parchi pubblici al rinnovo degli arredi (panchine, cestini dei rifiuti, illuminazione, ecc.) o alla creazione di aree di sosta. Gli interventi di forestazione vera e propria, cioè l’impianto di nuovi alberi o arbusti in aree comunque già verdi, riguardano un’area complessiva di circa 37 ettari all’interno dei parchi comunali, più 66 ettari di pertinenze di Autostrade (aree intercluse dagli svincoli, terrapieni e trincee, ecc), per un totale di 103 ettari. Se a questi si tolgono i 29,43 ettari di boschi che saranno distrutti dall’allargamento, le aree boschive e di riforestazione assommano a poco più di 73 ettari.Non esattamente “centinaia”.

Va inoltre precisato che queste opere sono le stesse già previste da tempo (l’ultimo aggiornamento del documento citato è di settembre 2020), quindi Autostrade ha semplicemente confermato quanto già stabilito in sede di Valutazione di Impatto Ambientale e di Conferenza dei Servizi del progetto. Analogo discorso vale per la deimpermeabilizzazione di 2 ettari di terreno al Parco Nord, presentati come una grande conquista: anche questo intervento, insieme ad altri simili per un totale di circa 6 ettari, era già previsto da anni. E Autostrade ha rifiutato la richiesta di ulteriori desigillazioni avanzata dalla Giunta attualmente in carica.

Coperture e sistemi di filtrazione degli inquinanti

La risposta di Autostrade solleva molti dubbi sull’efficacia di questi interventi, anche sulla base di una relazione tecnica del CNR. Altri dubbi riguardano aspetti prettamente tecnici, come per esempio l’incompatibilità del sistema di drenaggio delle acque attuale con quello che sarebbe necessario realizzare in presenza di nuove coperture.

Inoltre gli impianti di filtrazione degli inquinanti posti all’esterno delle gallerie comporterebbero un ulteriore consumo di suolo e richiederebbero un nuovo studio di impatto acustico sul rumore generato dagli impianti.

In conclusione, la fattibilità tecnica dell’intervento risulta molto dubbia e comunque è rimandata a data da destinarsi. In altre parole: l’allargamento arriva subito, mentre le “mitigazioni” arriveranno con comodo. Abbiamo già visto questo modo di procedere altre volte: nel 2000 il decreto di VIA per la realizzazione della terza corsia dinamica prescriveva l’installazione di centraline fisse di rilevamento degli inquinanti lungo il tracciato del Passante. Le stiamo ancora aspettando.

Sistemi di ricarica dinamica per veicoli elettrici

Le due tipologie di ricarica dinamica richieste dal Comune sono la ricarica wireless mediante sistemi inclusi nella pavimentazione e la ricarica mediante linea aerea (catenaria) per veicoli pesanti dotati di pantografo. Analizzando lo stato dell’arte della tecnologia attualmente disponibile, Autostrade giudica di fatto inapplicabile l’intervento, perché da un lato i sistemi citati sono in fase sperimentale e lontani da un’eventuale industrializzazione, e dall’altro non esistono ancora veicoli elettrici predisposti per la ricarica dinamica.

Conclusione: avremo ben 1 chilometro di strada dotato di un sistema sperimentale di ricarica wireless. Davvero il Sindaco e la Giunta ritengono questo risultato una grande conquista di mitigazione?

Stazioni di ricarica per veicoli elettrici in prossimità del tracciato

Confrontiamo direttamente la richiesta del Comune con la risposta di Autostrade.

Richiesta del Comune:

“Installazione, nelle aree di servizio adiacenti al tracciato ed in altre aree limitrofe potenzialmente idonee, di punti di ricarica “fast” per veicoli elettrici, anche adibiti a trasporti pesanti,oltre a stazioni di rifornimento con carburanti puliti”.

Risposta di Autostrade:

“È attualmente in corso un progetto di implementazione di sistemi di ricarica elettrici nel tratto bolognese dell’A14 presso le aree di servizio La Pioppa e Sillaro. I progetti prevedono l’installazione di 2 colonnine HPC ad almeno 300kW, ciascuna con 2 punti di ricarica e la predisposizione a livello impiantistico di ulteriori 2 colonnine HPC”.

Solo a noi sembra che la risposta non c’entri nulla con la domanda?

Quindi le “Stazioni di ricarica per veicoli elettrici in prossimità del tracciato” che il Comune ha ottenuto sono un paio di colonnine veloci presso le aree di servizio La Pioppa e Sillaro,peraltro già previste da tempo da Autostrade?

Osservatorio Ambientale

Questo strumento è previsto dal TU ambientale, art. 28 del dlgs 152 del 2006. Non una conquista del Comune di Bologna, quindi, ma uno strumento previsto dalla normativa. Oltretutto il decreto di VIA sul progetto, DEC VIA 133 del 30 marzo 2018, prevedeva già l’istituzione dell’Osservatorio Ambientale, con spese a carico del proponente, cioè di Autostrade per l’Italia. Ci viene quindi il dubbio: Il Sindaco conosce la documentazione di progetto? L’Osservatorio Ambientale e il suo finanziamento da parte di Autostrade non sono una grande conquista del Comune di Bologna.

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