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Il G20 si affida alla buona sorte

Il G20 si affida al lancio di una monetina nella Fontana di Trevi, come buon auspicio di fronte alle sfide che il Pianeta dovrà affrontare. Tra queste, la crisi climatica sulla quale i governi dei Paesi più ricchi del mondo hanno evitato, ancora una volta, di prendere impegni vincolanti e ambiziosi per avviare la transizione climatica.

Il documento finale dell’incontro di Roma, infatti, è un insieme di dichiarazioni generiche e buoni propositi. I governi riconoscono l’urgenza di trovare soluzioni al riscaldamento globale (potrebbero fare altrimenti, dopo i ripetuti allarmi del mondo della ricerca?), ma non identifica nemmeno il una scadenza entro la quale raggiungere la neutralità climatica, limitandosi a citare la metà del secolo come obiettivo temporale.

Nulla si dice – ma non ci aspettavamo di certo il contrario – rispetto alla causa che sta alla base del riscaldamento globale e dello sfruttamento senza limiti del Pianeta, ovvero del profitto come fine unico delle attività umane. In questo senso, i governi delle economie più ricche hanno confermato quanto abbiamo visto negli ultimi decenni: la ricchezza e le disuguaglianze nella distribuzione delle risorse non fanno parte dei nodi da sciogliere per cercare soluzioni efficaci all’emergenza climatica, semplicemente perché al tavolo del G20 ‘salvare il Pianeta’ significa continuare a garantire lo status quo e la crescita delle ricchezze nelle mani di pochi.

Del resto, i Paesi che partecipano al G20 sono coloro che hanno le maggiori responsabilità storiche per il riscaldamento globale, e che tutt’ora producono l’80% delle emissioni globali. Le loro economie sono ancora fortemente influenzate dall’industria fossile, e il PIL continua a essere il principale indicatore che orienta le politiche degli Stati.  All’avvio della COP26, i governi dei Paesi più ricchi hanno dato l’ennesima prova di egoismo, privilegiando i propri interessi economici e lasciando ancora una volta nell’incertezza il futuro delle generazioni più giovani.

Non sarà certo la buona sorte propiziata dalle monete ‘speciali’ lanciate dai capi di Stato e di Governo nella Fontana di Trevi a contenere l’aumento medio della temperatura globale sotto il grado e mezzo: l’unica via per farlo, infatti, è cambiare sistema. E non saranno i governi dei Paesi più ricchi del mondo a metterci su questa strada. Ma manifestazioni come quella che sabato scorso ha attraversato Roma ci dicono che l’alternativa non solo è possibile, ma attraversa le strade delle nostre città.